Tutto parte dal saper riconoscere che si sia di fronte ad una rivoluzione.
Durante alcune sue riflessioni al workshop Ambrosetti svoltosi a Milano il 18 Aprile sul tema "La rivoluzione Big Data", Erik Brynjolfsson (Director dell'MIT Center for Digital Business, Chair all' MIT Sloan Management Review e professore di "The Economics of Information: Strategy, Structure and Pricing" e "Research in IT and
Organizations: Economic Perspectives"), ha scomodato Luigi XVI per un simpatico quanto nefasto
paragone per spiegare gli effetti di una rivoluzione non riconosciuta.
Luigi XVI era inizialmente amato dal popolo, la sua indecisione e il suo conservatorismo portarono il popolo Francese a odiarlo in quanto simbolo del potere assoluto esercitato dalle decadenti monarchie europee. Nonostante oggi gli storici giudichino Luigi XVI un uomo onesto e sinceramente desideroso del bene della nazione, rimane nella sua biografia quel tratto di inadeguatezza derivante dal suo estremo conservatorismo appunto, al difficile compito di riformare la monarchia, di risanare le finanze e di dare al Paese istituzioni democratiche.
Di fatto egli non fu in grado di riconoscere una rivoluzione che si stava palesando all'orizzonte e che per alcuni versi era già arrivata alle porte del suo Palazzo.
Come noto venne processato e accusato davanti all'Assemblea Nazionale di alto tradimento e condannato a morte per ghigliottina.
Re Luigi XVI venne ghigliottinato davanti ad una folla festante il 21 gennaio 1793 in quella che oggi è l'attuale Place de la Concorde. Morì come comune cittadino con il nome di Luigi Capeto e le
sue ultime parole furono: «Signori, sono innocente di tutto ciò di cui vengo incolpato. Auguro che il mio sangue possa consolidare la felicità dei francesi. » .
Di fatto solo salendo i 3 gradini del patibolo Luigi si rese conto che la rivoluzione non era più in atto, ma purtroppo per lui era al suo capitolo finale; lui che aveva rappresentato quel modello di
"business e governo" che non si adattava più ai tempi.
Nella sua trattazione sui "Big Data" Erik paragona quello che stà succedendo nel mondo della comunicazione e della gestione dei dati oggi a un grosso big bang di cui pochi si stanno ancora rendendo conto. Che succede alle nostre conversazioni telefoniche, alle nostre "strisciate" delle carte di credito, ai passaggi telepass, ai messaggi su Twitter, Google+, agli acquisti su Amazon? Erik non punta nella sua presentazione al "Big Brother" o al grande complotto, bensì ad una più divertente analisi da econometrista, dove dai dati si possono capire i trend e le future tendenze e scelte a livello planetario o regionale, prima che queste compaiono su una bella rivista patinata. Provate a cercare tra le pagine di Google/trends. Si fanno scoperte interessanti.
La presentazione mi ha però ripresentato un tema che osservo frequentemente nell'ultimo periodo. Chi ha dei ragazzi per casa (nell'età che una volta era definita Teenager) avrà forse la mia stessa sensazione.
Sensazione, perchè se non riusciamo a mettere insieme i puntini del disegno ora ,ci accorgeremo della rivoluzione solo a cose fatte. Quando i teen di oggi saranno nel mondo del lavoro di "fra poche ore"...non domani.
Mi spiego. Quando andavamo a scuola e non si riusciva a fare un compito avevamo 3 opzioni: non lo facevamo nella speranza di non essere beccati il giorno dopo, lo si copiava prima che arrivasse l'insegnante o armati di pazienza si telefonava (dall'unico grigio telefono di casa con composizione analogica con il quale si aveva un raggio di azione di 1 mt circa) ad un altro come noi (spesso impreparato quanto noi) che si armava di pazienza e se sapeva condivideva con te i passaggi chiave con voce che andava dai 30 ai 300 Khz.
Oggi osservando i 14-15enni si scopre che hanno il gruppo "compiti" su Facebook o meglio su Whatsup (immancabile e che li segue ovunque), si postano i tentativi di risoluzione ai loro quesiti come in un forum, con i più bravi che fanno a gara a postare la soluzione migliore in una sorta di disincantata intelligenza collettiva. Foto, testi, disegni accompagnati da faccine e smile....
I due modelli sono già tristemente lontanissimi, basta pensare al fatto che in ufficio se va bene ci inondiamo ancora di inutili email con il copia il capo, il capo del mio capo e un paio di colleghi a condire il tutto. Quando arriveranno questi nuovi e più giovani colleghi al lavoro faremo concettualmente la fine di Luigi Capeto se non saremo in grado ora di riconoscere la rivoluzione che stà avvenendo intorno a noi. La conoscenza non si controlla più ed è sempre più patrimonio collettivo e sempre meno gossiping aziendale.

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