Detesto chi racconta di essere santo e poi non mantiene neanche la più semplice delle promesse.
Chi parla di giovani e innovazione e poi rimane fisso a guardare demonizzando i ragazzi, il loro micro-mondo e i social.
Detesto anche chi dice semplificando che non hanno capacità di attenzione, magari perchè si rifiutano di fare quanto chiesto o di studiare Latino. Forse in alcuni casi è vero perchè sono abituati a gestire troppi input e l'uomo si sa non è completamente multitasking. O forse semplicemente richiedente e ricevente non sono sintonizzati sulla frequenza giusta come avviene per le vecchie autoradio in auto.
Da osservatore non neutrale, a questo proposito, vorrei provocatoriamente dire che il modello dei cosidetti millenials (nati dagli anni 90 in poi) non ha niente di nuovo; ovvero
è completamente nuovo.
Non è un paradosso: non ha niente di nuovo perchè si tratta "semplicemente" di un nuovo salto generazionale, anche se questa volta il salto fa impallidire anche Amstrong
(ricordate "a small step for man a big leap for mankind"). Si tratta pur sempre di un salto come in passato ne sono avvenuti tanti.
Ma questo fenomeno ha anche tutto di nuovo perchè è supportato da conoscenza e strumenti mai visti prima.
Esempio piu appariscente di recente salto sociale è quello degli urlatori scapigliati e manifestanti degli anni 60.
Dove sono ora i babyboomers che nel 68 protestavano contro i loro genitori con libertà di pensiero, amore libero, droghe libere..., magari dichiarandosi anarchici e tirando le
molotv qualche anno dopo?
Si sono imborghesiti e mentre propagandavano la libertà di pensiero da giovani ora diventati professori, architetti, capi uffico, professionisti insomma, vorrebbero improrre il
loro oggi.
Ho assistito a diverse discussioni generazionali negli ultimi mesi sia a causa del mio lavoro, gestisco diversi 25-30enni, sia per il fatto che ho figli adolescenti in età
scolare.
La genereazione dei 50-60enni attuale non riesce per lo più a concepire che le regole sono saltate.
Non si studia più a memoria, ma si diventa competenti a ricercare l'informazione dove questa è depositata (internet per lo più).
Si collabora anche con sconosciuti per risolvere i problemi più banali come i rompicapo scientifici o della vita.
Non si pensa più al posto fisso ma si concepiscono esperienze da vivere (un po' hyppie come concetto, ma tant'è, e i primi a capirlo dovrebbero proprio essere i babyboomers),
non ci si vuole più legare all'acquisto della casa (visti i disastri in cui si sono messi i genitori e perchè alla fine un mattone ti vincola nei movimenti), non si va più in
agenzia viaggi per prenotare un albergo per visitare un altro paese (nel più fashion dei casi si cerca su tripadvisor o su booking, anche quello suggerito da sconosciuti ma
naviganti come noi. Oppure ci si fa ospitare da perfetti sconosciuti incontrati su AirB&B). Non si va più in banca (inteso come luogo fisico), si condividono le auto con BLA BLA
CAR, si cercano le opportunità professionali su LI (se penso a quanti Corrieri della Sera ho comprato il Venerdì senza leggerli veramente perchè c'erano le inserzioni da
consultare). Insomma come recitava Eros Ramazzotti "Un mondo diverso".
In questo il dialogo generazionale si è già rotto, perchè avendo tutte queste risorse a disposizione (e molte altre ancora che non sono stato a citare) nessuno si può
affezionare ad un posto di lavoro a meno che la lungimiranza degli adulti di cui sopra non riesca ad accendere qualche interesse.
Nessuno si fa "fottere" dagli interessi privati di chi governa uffici, classi scolastiche, gruppi vacanze, squadre sportive ecc...
Un promotore vuole venderti un prodotto "innovativo"? Accendo lo smartphone e vedo cosa ne pensano i gruppi di acquisto o investimento in Internet.
Un capo ufficio vuole offrirmi un lavoro in un altra città Europea, vendedomela bene, perchè ufficialmente (ma non lo ammetterà mai) ha problemi di budget e così si assicura la
mia delocalizzazione. Guardo in giro mi faccio un opinione e poi decido. Faccio domande, anche scomode dalla prospettiva del dirigente navigato, e mi aspetto risposte. Se queste
non ci sono dico no grazie e passo oltre.
Giusto, sbagliato, chi lo può dire, ma di fatto è così. Questa è la generazione che abbiamo costruito e che dobbiamo lasciar fare senza recriminazioni.
Consigliarli, forse. Ma mai e sottolineo mai spegnere le loro idee e aspettative.
Se un collaboratore dice no grazie, non è un insulto personale o mancanza di fiducia nel progetto, ma solo no grazie.
Penalizzarlo ex post, come avviene spesso, è privo di senso.