venerdì 12 aprile 2013

E se ai talenti non piacesse lavorare per una azienda?

Mentre il mondo del lavoro fa segnare il periodo più buio dal dopo guerra ai giorni nostri, sempre di più le aziende si concentrano sulla ricerca dei talenti. Si quelli che poi chiameranno Top Performer, quelli per i quali si faranno dei salti mortali per trattenerli coprendoli di benefit, bonus e possibilità di sviluppo ulteriore.

Peccato che di solito i Top Performer siano poi contesi sul mercato con la stessa moneta (spesso con una più pregiata) che passa per il classico aumento negoziale del 10% del salario (brutta parola di origine latina), benefit sempre migliori....e siano i primi a saltare giù dalla barca alle prime difficoltà.

Ma chi sono in genere i Talenti che diventano Top Performer? Li si riconosce facile...provate a chiedere fuori dal contesto lavorativo quale lavoro fanno: se la risposta è data con un titolo strampalato e dicono io lavoro CON la tale azienda sono loro. Le persone normali dicono lavoro IN/PER un azienda citando al più l'area dove lavorano.
Qualcuno dirà: semantica...Vero! Anzi verissimo, ma semantica che fa una qualche differenza. 

Loro credono che sia meglio lavorare CON Qualcuno piuttosto che PER qualcuno. (ndr le maiuscole non sono un errore). Quando si dice lavoro PER o lavoro IN ci si mette automaticamente nell'orbita dell'azienda, perdendo parzialmente il proprio controllo. Qualcuno costruisce le regole che nell'azienda si devono applicare, ergo le devo seguire e basta. Qualcuno pianifica il futuro e gli altri devono eseguire i piani. Badate queste sono solo riflessioni di genere, non vorrei che fossero prese come un esortazione a ribellarsi con conseguenze nefaste. Se dopo aver letto queste righe qualcuno si alzasse e si ribellasse non farebbe certo bene in senso stretto.

Però perchè non imparare da chi sa fare bene delle cose e cercare di applicarle alla propria personalità. Il lato positivo che trovo nell'approccio degli High Achiever è che pensando di lavorare CON e non PER implicitamente inseriscono nel loro retropensiero il pezzo di frase non detta:  lavoro CON x a cui non devo niente di più della mia professionalità. Il perchè è molto semplice. Siamo ricompensati per quello che abbiamo negoziato contrattualmente con la nostra azienda, se volessimo cambiare il risultato dovremmo cambiare approccio.

Credo che in fondo un Top Performe non veda se stesso come un impiegato (anche se in fondo, e indipendentemente dal ruolo, lo è) ma viva in una sorta di emancipazione professional tale per cui il lavoro è solo il mezzo per un fine. Credo che non senta mai che il suo destino professionale possa essere messo sotto controllo, anche nel soddisfare le procedure più assurde. Procedure che magari facendo un po' di social acking troverà il modo di aggirare. Pazientemente rinegozierà i termini ogni volta che la sua percezione gli dirà che la cosa non gli stà più bene, pronto a spiccare il volo verso altre opportunità.
Normalmente pianificano il loro futuro e usano l'ambiente di lavoro e le persone che li circondano (capi compresi) per soddisfare le loro ambizioni.

Credo che le aziende abbiano bisogno di noi, e noi di loro ma forse bisogna distinguere prima tra quelli che credono di poter restare e quelli che in realtà vogliono solo andare perchè sono Top Performer.

Voi lavorate con o per qualcuno?

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